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A cura di Daniele Zaccone

Scrittore ed Editor - Fondatore di Navigando Parole

Intervista a Betty Ivy l'autrice del Romanzo Young Adult/Dark Romance: "Rete d'Amore"

Daniele: Ciao Betty, benvenuta a Navigando Parole, grazie di aver accettato l’invito. Sappiamo che ci tieni a restare anonima e quindi usi uno pseudonimo.

Betty: Grazie dell’invito. Sì, uso un nome d’arte perché sono una persona piuttosto timida e riservata. Grazie per la comprensione.

Daniele: Betty, il tuo Libro, Rete d’amore, tratta molti temi e ci accompagna attraverso un percorso di crescita dei personaggi. Da dove è nata la necessità di scrivere questa storia?

Betty: Rete d’Amore è nato dal desiderio di raccontare una storia autentica, in cui i lettori potessero riconoscersi, riflettere sulle proprie esperienze e sentirsi meno soli. Volevo creare un racconto che andasse oltre una semplice storia d’amore, esplorando le sfumature dell’amicizia, dell’attrazione e dei conflitti interiori. Racconta quelle sfide profonde che molti ragazzi e ragazze affrontano, ma anche il bisogno di appartenenza, il far parte di un gruppo e di essere riconosciuti.

Un altro tema centrale è la scoperta di sé stessi.

Desideravo intrecciare una trama in cui i protagonisti, attraverso errori e momenti difficili, potessero intraprendere un vero percorso di crescita e consapevolezza. Sono sempre stata affascinata dai percorsi di trasformazione, ed è per me fondamentale dare voce alle insicurezze e alle lotte interiori che, pur essendo spesso invisibili, sono proprio quelle che alla fine plasmano la nostra identità.

Rete d’Amore è quindi, sì, una storia sull’adolescenza, ma rappresenta anche il viaggio verso la maturità, riflettendo e mettendo in luce quanto le relazioni e le scelte che facciamo possono influenzare il nostro percorso. I personaggi sono volutamente imperfetti, con difetti ma anche pregi, e si trovano a confrontarsi con difficoltà reali e con le proprie insicurezze.

È una storia che ho sentito necessaria raccontare, perché racchiude una parte di me e delle esperienze che, in qualche modo, tutti affrontiamo o conosciamo qualcuno che ci è passato.

Daniele: Il Libro è un romanzo corale, abbiamo 5 tra ragazze e ragazzi e di ognuno ci immergiamo nel punto di vista. Come mai hai deciso di utilizzare questa tecnica?

Betty: Ho scelto di utilizzare una struttura corale, alternando i punti di vista, perché desideravo offrire ai lettori un’esperienza completa e immersiva.

Questa tecnica narrativa consente di esplorare non solo le emozioni e le motivazioni di Rebecca, ma anche quelle degli altri personaggi, come Alessandro, Luana, Giulia e Filippo, ognuno con le proprie esperienze e i propri segreti. Credo che questa prospettiva multipla arricchisca la storia, permettendo ai lettori di empatizzare con ciascun personaggio e comprendere come le loro scelte influenzino gli altri.

Entrare nella testa di ogni personaggio mi ha dato la possibilità di mostrare come ciascuno di loro viva e percepisca situazioni comuni in modo molto diverso. Credo che questo non solo aiuti a conoscere meglio i protagonisti, ma anche a capire come spesso le nostre percezioni siano influenzate dalle esperienze personali e dai nostri “filtri” interiori.

Vedere la storia attraverso occhi diversi arricchisce la trama, creando una narrazione più complessa, ma contribuisce anche ad avere una visione più completa, che spero possa coinvolgere e appassionare i lettori. Questo approccio offre loro più di un personaggio con cui identificarsi, che poi è proprio ciò che io stessa amo fare quando leggo un libro o guardo un film.

Daniele: La protagonista Rebecca, è una giovane con tratti di ingenuità e forza. A chi ti sei ispirata per tratteggiarne i contorni così ben definiti?

Betty: Rebecca è nata dall’osservazione di molte persone e situazioni, ma anche, devo ammettere, da una parte di me stessa. In lei ho voluto rappresentare quella combinazione unica di ingenuità e forza che caratterizza tanti giovani: persone che, pur affrontando insicurezze e paure, riescono a trovare dentro di sé la forza e la resilienza per andare avanti.

Mi sono ispirata a chi, nonostante le proprie debolezze, riesce a rialzarsi dopo una caduta, e a chi mostra coraggio anche quando tutto sembra remare contro.

Ho voluto che Rebecca risultasse autentica e vicina ai lettori, pur avendo un passato che potrebbe sembrare lontano dalla realtà di molti, come la scuola privata o gli allenamenti costanti. Questo suo background, infatti, influenza il suo carattere e il modo in cui si relaziona agli altri, rendendola inizialmente più difficile da comprendere. L’obbiettivo era avvicinarla il più possibile ai lettori, creando un personaggio che incarnasse l’equilibrio delicato tra vulnerabilità e determinazione.

Spero che Rebecca possa ispirare chi legge la sua storia, mostrando che la forza può coesistere con la fragilità e che entrambi gli aspetti ci rendono umani.

Daniele: Rimanendo sui personaggi, quale di questi ti ha messo più in difficoltà durante la sua creazione?

Betty: Sicuramente Alessandro. È stato lui a mettermi più a dura prova, perché è un ragazzo molto tormentato, con un passato difficile che ha contribuito a costruirsi un suo mondo interiore complesso e ricco di sfaccettature. Ho voluto assicurarmi che la sua voce risultasse autentica, immergendomi nei suoi conflitti interiori e dando la profondità ai suoi pensieri, che spesso oscillano tra rabbia, vulnerabilità e un bisogno di affetto che fatica a esprimere.

Con Alessandro ho cercato di esplorare un lato diverso della crescita adolescenziale, quello che spesso si nasconde dietro una facciata di forza o ribellione. È un esempio di come, a volte, comportamenti violenti o atteggiamenti ribelli nascano da difficoltà familiari o personali, situazioni che non sempre sono visibili dall’esterno.

Alessandro incarna questa realtà, e ho voluto restituire un’immagine reale delle sue lotte interiori, rendendolo un personaggio vero, complesso ma anche vicino ai lettori.

Spero davvero di essere riuscita a trasmettere tutto questo nella sua storia.

Daniele: I Temi presenti nel libro sono tanto universali quanto attuali. Parliamo appunto di un Dark Romance, e troviamo all’interno amori difficili e anche uno stalker che permea l’intera vicenda di mistero e pericolo. Puoi parlarmi prima delle dinamiche amorose dei protagonisti e poi del ruolo dello stalker?

Betty: Sì, il romanzo è assolutamente attuale e contemporaneo, sia per il linguaggio che per l’ambientazione: si svolge in Italia, nel settembre 2024, quindi solo pochi mesi fa. Con l’inizio delle scuole, prende il via anche l’avventura dei protagonisti di Rete d’Amore.

Le dinamiche amorose dei personaggi sono intense e tormentate, tipiche degli amori adolescenziali, in cui tutto è amplificato e ogni emozione sembra assoluta e definitiva. Ci sono amori non corrisposti, relazioni complicate e sentimenti che oscillano tra il desiderio di avvicinarsi e la paura di esporsi, di farsi male. Ogni relazione rappresenta un’occasione di  crescita, un modo per scoprire se stessi e affrontare le proprie vulnerabilità, mentre cercano di capire cosa significhi davvero amare. Ad esempio, Rebecca si approccia al sentimento dell’amore per la prima volta, il che rende tutto ancora più intenso e delicato.

Sono presenti quindi molte sfumature diverse delle relazioni amorose, e ognuna contribuisce al percorso di maturazione dei personaggi.

Essendo però una grande appassionata di thriller e horror, per me è essenziale aggiungere sempre un lato oscuro e misterioso anche nelle storie d’amore. Deve esserci quel brivido che accompagna il lettore. E qui entra in gioco lo stalker, una figura che introduce un elemento di suspense e pericolo, soprattutto da metà romanzo in poi, creando una tensione crescente. Credo che sia anche un elemento fondamentale per catturare l’attenzione dei lettori e mantenerla viva.

Questa figura misteriosa, che manipola i ragazzi con messaggi anonimi, rappresenta però non solo una minaccia esterna, ma si insinua nelle loro vite amplificando paure e segreti che cercano di nascondere, aumentando anche le tensioni e i conflitti già presenti nelle loro vite. Lo stalker diventa quindi il simbolo dell’ombra che li segue, costringendoli a fare i conti con le loro insicurezze e con aspetti di sé che vorrebbero ignorare.

Questo personaggio oscuro rende la trama più avvincente ma offre anche un’occasione per riflettere sul tema della privacy e della fiducia, che oggi sono più attuali che mai.

Quindi, lo stalker non è solo un elemento di tensione narrativa, ma ha anche un significato più ampio: rappresenta il lato oscuro della tecnologia, toccando temi come il cyberbullismo e la vulnerabilità emotiva nell’era digitale. In questo senso, diventa non solo una figura inquietante, ma anche uno spunto di riflessione per i lettori.

Daniele: Nel romanzo Rebecca ha un arco di trasformazione che passa attraverso relazioni complesse, tra cui quella con Tommaso, un ragazzo con dipendenze da droga e alcool. Quali sfide hai affrontato nel trattare temi delicati come le dipendenze e la manipolazione emotiva?

Betty: Affrontare temi così delicati è stato un processo complesso che ha richiesto molta sensibilità e attenzione. Quando ho deciso di introdurre il personaggio di Tommaso, sapevo che sarebbe stato fondamentale per la storia, soprattutto per il percorso di crescita di Rebecca. Anche se Tommaso non ha una propria voce narrativa, il suo ruolo è centrale nel mostrare le conseguenze delle sue dipendenze non solo su di lui, ma anche su chi gli sta accanto.

Volevo rappresentare le difficoltà legate alle dipendenze in modo realistico, senza mai banalizzare la sofferenza che comportano. È importante mostrare come queste problematiche possano creare un effetto a catena, coinvolgendo e influenzando profondamente non solo chi le vive ma anche chi gli sta accanto. Per Rebecca, la relazione con Tommaso diventa uno specchio delle sue fragilità e dei suoi limiti, e rappresenta una tappa cruciale nel suo percorso di trasformazione.

Anche trattare la manipolazione emotiva è stata una sfida importante. Mi sono impegnata a descriverla in modo autentico, mettendo in luce quanto possa essere subdola e difficile da riconoscere e anche uscirne.  L’arco narrativo di Rebecca è un viaggio verso la consapevolezza, che riflette il percorso di chi vive relazioni disfunzionali: un misto di confusione, senso di colpa e progressivo riconoscimento dei segnali tossici.

Attraverso questa storia, ho voluto anche offrire uno spunto di riflessione: quanto è importante costruire relazioni basate sulla fiducia e sul rispetto reciproco. E soprattutto, quanto è fondamentale imparare a riconoscere comportamenti nocivi e trovare il coraggio di allontanarsene.

Penso che affrontare questi argomenti sia importante per sensibilizzare i lettori e aiutarli a sentirsi meno soli, mostrando che è possibile trovare supporto e superare anche situazioni molto difficili.

Daniele: Nel Romanzo è presente anche il tema del bullismo e del cyberbullismo emerge in modo chiaro attraverso l’immagine dello Stalker. Qual è stato il tuo obiettivo nell’affrontare queste problematiche e quale messaggio speri che i giovani lettori traggano da queste parti della storia?

Betty: Affrontare il tema del bullismo e del cyberbullismo era per me fondamentale, perché è una realtà che molti giovani vivono in prima persona o che osservano intorno a loro.

Con la figura dello stalker, ho voluto evidenziare il lato oscuro dei social media, che ormai fanno parte della quotidianità di tutti noi. Questi strumenti, che dovrebbero essere utilizzati per connettere persone e condividere momenti, possano invece trasformarsi in armi per ferire, manipolare e controllare.

La presenza di un antagonista anonimo che tormenta i protagonisti simboleggia quindi la difficoltà di difendersi da chi si nasconde dietro uno schermo. Lo stalker rappresenta non solo il pericolo diretto, ma anche il senso di impotenza e isolamento che il cyberbullismo può generare. Volevo mostrare quanto sia devastante ricevere commenti offensivi o subire azioni di bullismo digitale ripetute, soprattutto quando queste si insinuano nella vita quotidiana fino a condizionare il modo di pensare e sentire di chi ne è vittima.

Il mio obiettivo è far emergere quanto può essere pericoloso ignorare questi comportamenti e sottolineare l’importanza di parlarne e di chiedere aiuto. Nessuno dovrebbe sentirsi solo o senza supporto in queste situazioni.

Esiste sempre una via d’uscita.

Un altro aspetto su cui volevo far riflettere è il potere delle parole e delle azioni online. Anche dietro uno schermo, le nostre scelte e i nostri comportamenti possono avere un impatto enorme. Credo sia importante ricordare che dall’altra parte c’è sempre una persona, con i propri sentimenti e le proprie fragilità.

Spero che i lettori possano trovare nella storia un messaggio di speranza e forza, oltre a un invito a essere più consapevoli e responsabili nel modo in cui interagiscono online.

Daniele: Questo romanzo è solo l’inizio? Vedremo in futuro Rebecca e gli altri alle prese con altre vicende?

Betty: Oh, sì! Rete d’Amore è solo l’inizio. Infatti, il romanzo termina con un… diciamo “mistero irrisolto” per evitare spoiler, e il suo seguito, “Rete d’Odio”, sarà fondamentale per sciogliere molti nodi e capire le dinamiche lasciate in sospeso.

Il titolo stesso anticipa un cambio di atmosfera: Rebecca, Alessandro e gli altri protagonisti dovranno affrontare sfide ancora più complesse e oscure. Se in Rete d’Amore abbiamo esplorato le sfumature dell’amore e dei sentimenti, in “Rete d’Odio” andremo più a fondo, analizzando come un sentimento puro come l’amore possa trasformarsi in odio, e persino in vendetta. Sarà una storia intensa, dove le emozioni esploderanno in tutte le loro forme, creando tensioni continue e dinamiche inaspettate.

Molte relazioni prenderanno pieghe sorprendenti, e i personaggi verranno messi di fronte alle loro paure più profonde e ai loro limiti. Inoltre, per rendere la trama ancora più ricca, ci sarà spazio anche per il punto di vista di Tommaso, aggiungendo nuove prospettive e sfaccettature alla storia.

Sarà un percorso ricco di colpi di scena, in cui niente è come sembra e ogni scelta potrebbe cambiare tutto.

Daniele: Lo Young Adult è un genere che da anni avvicina molti giovani alla lettura e per fortuna direi. Quali sono secondo te le difficoltà maggiori e gli errori più comuni che si riscontrano in questo genere, che tra i giovani è molto in voga?

Betty: Credo che la popolarità dello Young Adult dipenda dalla sua capacità di parlare e affrontare le emozioni e le sfide dell’adolescenza in modo diretto e coinvolgente. Ma proprio perché è un genere così amato, può essere facile cadere in alcuni errori comuni o nei famosi cliché.

Uno dei rischi principali è rappresentare gli adolescenti in modo troppo stereotipato o superficiale, senza esplorarne davvero la complessità emotiva. Spesso ci si limita a caratterizzazioni semplicistiche, senza chiedersi “Perché questo personaggio si comporta così? Quali sono le esperienze o i traumi che lo hanno plasmato?” Questo approccio può rendere le storie prevedibili e poco autentiche, allontanando i lettori che invece cercano rappresentazioni in cui riconoscersi.

Un’altra difficoltà è trovare l’equilibrio tra un linguaggio semplice, adatto al target, e la necessità di approfondire temi importanti. I lettori giovani meritano storie che non li sottovalutino, che affrontino questioni attuali e difficili con sincerità, senza risultare didascaliche o superficiali, per far sì che ogni storia abbia un messaggio significativo e un valore duraturo.

Per me, scrivere Young Adult significa creare personaggi sfaccettati, con emozioni autentiche, e affrontare temi contemporanei in modo onesto. Voglio offrire storie che riflettano davvero la realtà e le esperienze dei giovani, permettendo loro di sentirsi meno soli nei loro percorsi di crescita e di identificarsi con ciò che leggono.

Lo scopo non è solo intrattenere, ma anche far riflettere e lasciare qualcosa di significativo.

Daniele: Quali sono invece i punti di forza dello Young Adult? Che consigli daresti a chi si approccia per le prime volte a questo genere?

Betty: Lo Young Adult è sicuramente un potente strumento per riflettere su questioni attuali in modo aperto e inclusivo, toccando argomenti profondi e complessi come l’identità, l’amore, l’amicizia, il bullismo e le discriminazioni, le dipendenze e il rapporto con i social media. Tutto questo lo rende una porta d’accesso alla lettura per molti giovani, aiutandoli a sentirsi compresi e accompagnati. È anche uno spazio in cui si può sperimentare con le emozioni e i dubbi tipici dell’adolescenza, confrontandosi senza sentirsi giudicati. E spesso offre spunti per riflettere su questioni attuali in modo aperto.

A chi si approccia per la prima volta a questo genere, consiglio di leggere molto, non solo Young Adult ma anche altri generi, per arricchire il proprio stile e costruire una voce autentica. È fondamentale raccontare storie sincere, che rispettino la complessità dei lettori giovani e li coinvolgano emotivamente.

Non bisogna avere paura di affrontare temi difficili, ma è essenziale farlo con rispetto e sensibilità.

Un altro consiglio è rappresentare le emozioni in modo realistico: i personaggi devono risultare veri, con pregi e difetti, perché ciò che più cattura in questo genere è l’empatia che si crea tra i lettori e i protagonisti.

Alla fine, spero che le storie che nascono da questo genere possano non solo intrattenere, ma anche incoraggiare i lettori a essere più consapevoli, ad affrontare le loro paure e insicurezze, e a trovare forza nei momenti di difficoltà.

Lo Young Adult non è solo narrativa; è uno specchio che riflette l’anima di chi lo legge.

Daniele: Grazie ancora per il tuo tempo e le tue risposte. Ti faccio tanti auguri per la tua attività di scrittrice e che dire… ti aspetto con “Rete d’Odio”.

Betty: Certo! Sarà un piacere. Grazie allora e a presto.

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