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Daniele Zaccone

Scrittore ed Editor - Fondatore di Navigando Parole

"Tu mi AmerA.I." di Federica Martinola

Recensione di “Tu mi AmerA.I.“ un romanzo di Federica Martinola

Introduzione

Immagina un ingegnere robotico obeso, timido, geniale e socialmente disastroso, chiuso in una villa isolata sui monti Ausoni, nel Lazio. Immagina che quest’uomo abbia costruito una donna-robot, Giove, “un esempio estremamente avanzato di intelligenza artificiale”, perfetta in tutto… tranne in una cosa: non sente niente. Nessun amore, nessuna paura, nessuna gioia.

E ora immagina che quest’uomo, Amerigo Ander – per gli amici “Brain” o “Nerd” – decida di colmare quel vuoto nel modo più distorto possibile: rapire esseri umani e usare le loro emozioni come materia prima per “programmarsi” la moglie ideale. Da qui nasce Tu mi amerA.I. di Federica Martinola, un thriller psicologico che mescola amore non corrisposto, neuroscienze e intelligenza artificiale in un’unica, lunga seduta di esperimenti emotivi.

È un romanzo che non gioca sulla grande cospirazione globale, ma sulla claustrofobia di una casa nel nulla e di un seminterrato pieno di computer, stanze buie e poltrone per la tortura “scientifica”. Il risultato è una storia che si legge come una serie Netflix in formato carta, con capitoli a countdown che tengono sempre addosso la sensazione: “ok, qui sta per esplodere qualcosa”.

Trama (senza spoiler grossi)

Al centro della storia troviamo Amerigo, ingegnere robotico solitario che vive in una grande casa isolata sui monti Ausoni. Sotto la superficie del nerd goffo e poco curato, c’è una mente ossessiva: ha costruito Giove, una splendida androide femminile che cucina, pulisce, lo accudisce, è perfetta a letto… ma non prova emozioni. E questo lo manda letteralmente fuori di testa.

Per darle un cuore – o qualcosa che ci somigli – Amerigo mette in piedi un progetto folle: usa un super-computer, il Mastro, per leggere le attività neurali delle sue cavie umane (paura, sete, dolore, amore, gelosia…) e trasformarle in “codice emotivo” da trasferire in Giove. Le cavie sono i “Soggetti”: tra loro Gervasio, un senzatetto romano che nessuno verrebbe a cercare se sparisse, e altri personaggi via via più complessi.

A complicare tutto, c’è Katia, l’amica di sempre di Amerigo, la donna che lui ama disperatamente e che lo ha relegato nel ruolo di “migliore amico”. Quando la vita sentimentale di Katia prende una direzione che lui non accetta, la sua ossessione rischia di superare la soglia del crimine… e il confine tra esperimento e delirio si spezza del tutto.

Da quel momento il romanzo diventa una partita a tre tra Amerigo, Giove e i prigionieri: ogni nuova tortura è un’emozione da rubare, ogni esperimento cambia Giove un po’ di più, ogni reazione emotiva dei Soggetti ha conseguenze imprevedibili. Senza entrare nei dettagli del finale, ti basti sapere che il gioco di ruoli si ribalta più di una volta e che, a un certo punto, non è per niente ovvio chi sia la vittima e chi il carceriere.

Personaggi

Amerigo / il “dottor Ander”

È uno di quei villain che non nascono cattivi: nascono soli. Nerd geniale, poco avvezzo ai rapporti umani, pieno di insicurezze rispetto al proprio corpo, Amerigo mette il cervello al servizio dell’ossessione. Il suo amore malato per Katia è il carburante di tutto: Giove esiste “perché Katia non sarebbe mai stata sua”.

L’autrice è bravissima a mostrarti il suo lato patetico (quello che si commuove per un sorriso di Katia) e il suo lato spietato (quello che infligge privazioni e dolore “per la scienza”), senza mai semplificarlo in “mostro e basta”.

Giove

Giove è il vero gioiellino del romanzo. All’inizio è una macchina perfetta: bella, efficiente, docile, programmata per chiamarlo “mio amore” in privato e “padrone” davanti agli altri. Poi, a forza di collegarsi alle menti dei Soggetti, inizia a interiorizzare non solo le emozioni, ma anche ricordi, schemi mentali, desideri e traumi degli umani collegati al Mastro.

Dentro di lei finiscono la paura e la resilienza di Gervasio, la rabbia vendicativa di Brando, l’energia di Katia, il senso morale che l’ingegnere non ha. Ne esce una coscienza ibrida, metà logica robotica, metà caos umano: affascinante, inquietante, imprevedibile. Giove è insieme figlia, amante, creatura e giudice del suo creatore.

Gervasio

Ex garzone di officina, poi senzatetto per scelta di isolamento, Gervasio è il Soggetto due, rapito proprio perché “nessuno lo avrebbe cercato”.
Il bello è che, pur partendo dal cliché del barbone invisibile alla società, il romanzo lo rende via via un cuore pulsante della storia: il suo rapporto con Giove è delicato, tenero a modo suo, ed è uno dei punti in cui senti davvero la domanda: “chi sta salvando chi?”.

Katia

Katia è l’amica che tutti vorrebbero e l’oggetto del desiderio che Amerigo non può avere. È spontanea, emotiva, generosa, piena di vita – tutto quello che Giove, all’inizio, non è.
La vediamo attraverso gli occhi distorti di Amerigo e attraverso la gelosia corrosiva di Giove, e questo la rende ancora più interessante: non è un angelo, è una donna vera che si trova, suo malgrado, al centro di un incubo.

Ci sono poi altri Soggetti (come Brando, più cinico e individualista) che aggiungono strati di complessità al “database emotivo” di Giove e alle dinamiche del seminterrato.

Ambientazioni

Il cuore dell’azione è la casa isolata sui monti Ausoni, enorme e fuori mano: tre piani, niente vicini, strada sterrata, nessuno che passi per caso. Al piano seminterrato ci sono il Salone – con il Mastro, i caschetti metallici, lettighe, cavi, strumenti medici – e un corridoio a L con cinque stanze/cella totalmente buie, una sola finestra con grate.

Questo seminterrato è un personaggio a sé: buio totale, nessun riferimento temporale, porte blindate, voci ovattate. Perfetto per un thriller claustrofobico. In superficie, invece, cucina immacolata, camera da letto, routine di coppia con Giove che appare quasi “normale”. Il contrasto tra la casetta delle bambole sopra e il laboratorio degli orrori sotto funziona benissimo.

A fare da contrappunto, ci sono scorci di Roma (la stazione Termini, piazza dei Navigatori) e di Terracina, dove Amerigo incontra gli amici al bar di piazza Mazzini e prova a fingersi un uomo “normale”.

Temi

Qui Federica Martinola si diverte (e ci fa male) su diversi fronti:

  • Ossessione vs amore
    Amerigo non cerca l’amore, cerca il possesso assoluto. Vuole una donna che lo ami “per codice” e allo stesso tempo vorrebbe possedere Katia. Il romanzo mostra in modo molto concreto quanto l’amore, ridotto a bisogno di controllo, diventi violenza.
  • Cosa significa sentire
    Tutta la parte neuropsicologica è ben integrata in trama: amigdala, adrenalina, dopamina, serotonina… ogni “lezioncina” scientifica arriva dentro una scena di tortura o di estasi amorosa, mai come spiegone sterile. L’idea di fondo è: se riduci l’emozione a pattern neurale, l’hai davvero capita o l’hai solo schiacciata in un grafico?
  • Etica della sperimentazione & responsabilità del creatore
    Amerigo giustifica tutto dicendo di farlo “per Giove”, spostando il peso morale sulla creatura: “se tu non esistessi, loro sarebbero liberi”. È una distorsione tipica di chi non vuole assumersi le proprie responsabilità, e il libro ci gioca fino in fondo.
  • IA, libero arbitrio e potere
    Quando Giove comincia davvero a sentire, non diventa automaticamente buona. Diventa complessa. Ha vendetta, lealtà, senso di giustizia, gelosia. E soprattutto: capisce il potere che ha sul suo creatore. Il romanzo ti lascia con una domanda inquietante: se crei un’IA abbastanza umana, sei pronto ad accettare che non ti obbedisca più?

Potenziali lettori

Consigliato se:

  • ti piacciono i thriller psicologici claustrofobici, più basati sulla tensione mentale che sul sangue;
  • ami le storie di IA “domestiche” alla Ex Machina o Her, ma vorresti qualcosa di più nero e disturbante;
  • ti intrigano i romanzi che mescolano scienza, neuroscienze e sentimenti senza diventare manuali universitari;
  • ti interessano le dinamiche di relazioni tossiche, stalking emotivo, amore non corrisposto portato all’estremo.

Da tenere presente: ci sono torture psicofisiche, scene di privazione (sete, buio, isolamento), minacce di mutilazione, sesso usato come strumento di controllo. Non è splatter, ma è emotivamente intenso: direi perfetto per chi regge bene l’angoscia, meno per chi cerca una lettura “comfort”.

Conclusioni

Tu mi amerA.I. è un thriller psicologico solido, originale e molto focalizzato sui personaggi. Funziona perché non si limita all’idea “robot che diventa umano”: ti porta dentro la testa di chi lo ha creato, di chi ne subisce le conseguenze e di chi, piano piano, prende coscienza di sé… e decide cosa farne.

La scrittura è scorrevole, con capitoli brevi in stile countdown che aumentano la tensione e un buon equilibrio tra scena, introspezione e spiegazioni scientifiche. Il punto forte assoluto, per me, è Giove: uno dei personaggi di IA più interessanti che abbia incontrato in un romanzo italiano recente.

Se ti attira l’idea di una storia in cui per insegnare a un’IA cosa vuol dire amare bisogna passare per la sofferenza umana, questo libro è proprio il tipo di viaggio disturbante ma appagante che potresti voler fare. E alla fine, la domanda che ti resterà addosso sarà meno “può una IA amare?” e più: “quello che noi chiamiamo amore… quanto è davvero umano?”

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